lunedì 30 novembre 2015

Laugenbrot... ovvero metti che....

Metti che una mattina la sveglia non suona (o meglio inavvertitamente la spegni) e quindi non vai a lavoro perchè sei costretta a prenderti un giorno di ferie, metti anche che da qualche giorno vuoi fare quella ricetta, quella della Cucina di Monica che serve per partecipare al graziosissimo scambio di ricette. E se 1 più 1 fa 2, qualcosa mi dice che oggi è proprio il giorno giusto e finalmente potrò fare qualcosa e fotografarla con la luce del giorno! Metti però che il diavolo deve sempre infilarci la coda e mentre prepari i deliziosi panini tedeschi, la tua nikon decide che oggi non vuole saperne di riconoscere la card. Che si fa? Si fotografa con il cellulare!!! Pazienza!

Ingredienti per una ventina di panini: 500 grammi di farina 0, 8 grammi di lievito secco, 250 ml di acqua tiepida, 5 grammi di malto, 10 grammi di sale, 40 grammi di burro morbido. Per l'immersione: un litro e mezzo di acqua, 80 grammi di bicarbonato, 20 grammi di sale. Per finire: semi di sesamo e sale grosso.
Procedimento: in 50 ml di acqua tiepida sciogliere il lievito. Nella planetaria aggiungere quindi la farina, l'acqua con il lievito, la rimanente acqua, il malto e cominciare a impastare a velocità bassa. Dopo un paio di minuti aggiungere anche il burro e il sale e lasciare lavorare la planetaria per 20 minuti. Otterrete un impasto liscio e omogeneo e per niente appiccicoso. Ponete in una ciotola coperto con pellicola trasparente e lasciate fino al raddoppio. Io ho messo nel grand chef fan bassa, griglia bassa, temperatura 40 gradi e in un'ora era perfettamente raddoppiato. Nel mentre preparate la soluzione che vi servirà per immergere i panini unendo tutti gli ingredienti (acqua, lievito e sale) e sciogliere bene. Appena l'impasto è pronto ponetelo nella spianatoia e senza aggiungere altra farina formate dei panini tondi di circa 35/40 grammi. Porre su placca da forno rivestita di carta forno e coprite con un canovaccio pulito. Lasciate lievitare circa 10 minuti.

Cominciate ad accendere il forno a 210 gradi. Dopo dieci minuti prendere i paninia uno a uno e immergerli per 10 secondi circa nella soluzione di acqua, scolarli, porli in uno strofinaccio per togliere l'eccesso di acqua e poi riporre nella placca nera. Con un taglierino o un coltello affilatissimo (che io non avevo purtroppo) incidete profondamente i panini. Io ho fatto una croce ma in effetti dovevo fare due parallele. L'incisione è importantissima per l'effetto finale bicolore infatti nei miei non si nota tantissimo purtroppo. Spolverate il sesamo in alcuni e in altri il sale grosso.

Infornarli per circa 20/25 minuti. E aspettate pazientemente prima di assaggiare mi raccomando...... Io, appena tiepidi, ci ho pranzato condendoli con ricotta freschissima e olio nuovo. Una goduria infinita....

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giovedì 26 novembre 2015

Ossobuco di tacchino alla milanese per il Thanksgiving Day

Ossobuco di tacchino alla milanese


Di origini americane o meno, ogni italiano che si rispetti coglie al volo qualsiasi festività e qualsiasi scusa per farsi una bella mangiata. Pranzi e cene infinite, piatti succulenti, il bottone del pantalone slacciato per far spazio anche all’ultimo piatto (dopo i 15 precedenti) e buon vino, brindisi e gioia. Bisogna dire che tutto il mondo è paese e gli americani nel Giorno del Ringraziamento sono identici a noi.

Preparano con cura la tavola, comprano i migliori ingredienti, passano ore e ore in cucina per sfornare piatti perfetti e accolgono amici e parenti condividendo la gratitudine per quel che hanno. Il motivo per cui si festeggia il Thanksgiving Day è rimasto invariato dal 1621, anno in cui i padri pellegrini del Massachussets si riunirono per ringraziare il Signore del ricco raccolto di quell’anno. 

Da quel giorno il quarto giovedì di Novembre il Presidente degli Stati Uniti tiene un discorso, migliaia di cittadini si riuniscono in calde e accoglienti case e centinaia di tacchini vengono riempiti e insaporiti a dovere. Ma perché proprio il povero tacchino è stato scelto come piatto-simbolo di questa festa? Ecco svelato il mistero: secondo la leggenda i padri pellegrini condivisero il raccolto con gli indiani Wampanoag, e mangiarono tacchini in abbondanza.
Inoltre, il tacchino è perfetto come simbolo di condivisione, perchè proprio per questo durante il Giorno del Ringraziamento viene cucinato (anche) per offrirlo ai vicini di casa o a persone meno fortunate. Non solo: la carne del tacchino è poco saporita, quindi la vera sfida è quella di renderla deliziosa. Come? Con il classico ripieno di pane e castagne e la salsa gravy, accompagnandolo con purè di patate, salsa di mirtilli e torta di zucca. 

Messaggio dedicato ai miei lettori di Venezia e dintorni: volete anche voi sentirvi dei veri americani e festeggiare il Thanksgiving Day? Mercoledì 25 Novembre (un giorno prima della Festa del Ringraziamento) potrete farlo in una maniera del tutto particolare, ovvero partecipando al Social Club dedicato alla festa americana presso la scuola inglese Mestre e Venezia Wall Street English. Conversazioni in inglese, brindisi, tacchini: tutto quel che serve per sentirvi dei perfetti americani e, già che ci siete, condividere la gioia per tutto quello che avete. 
Articolo scritto in collaborazione con Wall Street English, scuola d’inglese con centri in tutta Italia e nel mondo.
Se invece non siete lagunari, cucinate con me un perfetto ossobuco di tacchino alla milanese. Così uniamo idealmente l'Italia all'America e almeno una volta l'anno...l'America sarà meno lontana!
Ingredienti: 4 ossobuchi di tacchino alti almeno 4 cm, farina bianca, 50 grammi di burro, un pezzetto di cipolla tritata, un mestolo di brodo, un piccolo pomodoro da salsa (tondo o piccadilli), mezzo bicchiere di vino bianco, sale qb. Per la cosiddetta gremolada: scorza di limone grattugiata, mezzo spicchio di aglio, una acciuga diliscata, prezzemolo tritato. Non fate mancare la gremolata mi raccomando!!
Procedimento: in un tegame o ampia padella imbiondire la cipolla nel burro, unire gli ossobuchi infarinati, e farli rosolare da entrambi i lati. Sfumare con il vino bianco, versarvi il brodo, la polpa di pomodoro grattugiata e fare cuocere a fiamma dolce per almeno mezz'ora, 45 minuti, dipende da quanto alti sono i vostri ossobuchi. Alla fine devono avere un aspetto glassato quindi se durante la cottura avete bisogno di aggiungere un altro poco di brodo aggiungetelo pure. Regolate di sale. 
Servite aggiungendo sopra la carne la gremolada preparata tritando l'acciuga, l'aglio, il prezzemolo e la scorza del limone.  
E buon Thanksgiving a tutti, anche se non siamo Americani ....
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mercoledì 11 novembre 2015

Torta di mele semplice e veloce (senza bilancia, senza frullatore)

Volete fare una torta alle mele ma non volete sporcare mille utensili o meglio ancora non volete utilizzare la bilancia da cucina. Ebbene, munitevi di un semplice cucchiaio da cucina, un cucchiao di legno e di una ciotola e seguite le mie indicazioni, o meglio. seguiamo le indicazioni di Giovanna, una mia collega, molto dolce e disponibilissima, che migliore ricetta non poteva regalarmi. Perchè diciamocelo... le cose semplici sono le migliori! E questa torta è davvero buona ed estremamente facile da preparare.

Ingredienti: 2 uova, 8 cucchiai rasi di zucchero, 16 cucchiai rasi di farina, 8 cucchiai di olio di semi (Olys) oppure di oliva, 3/4 di bicchiere di latte, 1 bustina di lievito, 3 mele piccole, un cucchiaio di maraschino (io uso l'amaretto di Saronno).
Procedimento: sbucciare le mele e metterle a macerare nel liquore prescelto e un poco di acqua. In una ciotola, aiutandosi con un cucchiaio di legno, amalgamare lo zucchero con le uova, aggiungere la farina e amalgamare, aggiungere l'olio e amalgamare fino a che non si saranno formate delle bolle. Occorrono davvero pochi minuti. In un bicchiere riempito con 3/4 di latte sciogliere il lievito e unirlo al composto. Amalgamare sempre con il cucchiaio di legno. Infine aggiungere le mele ben scolate. Se non le scolate per bene rischiate che la torta rimanga al suo interno un poco umida.

torta di mele facile e veloce
Versate il tutto in una tortiera dia 24 imburrata e infarinata (o in silicone) per 45 minuti a 180° modalità ventilata. E comunque prima di sfornarla fate la prova stuzzicadente. Fatta e rifatta più volte, soprattutto io che ho bimbi piccoli, questa torta per chi ha poco tempo e poca voglia di sporcare è l'ideale! E inoltre penso possa essere utilizzata qualsiasi frutta, non solo le mele!

torta di mele facile e veloce
Grazie ancora a Fabrizio e Giovanna per avere condiviso con me questa ricetta. 
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giovedì 5 novembre 2015

Dalla mise en place al bon ton a tavola: l'arte di saper mangiare.

Spesso la scelta di un ristorante in cui pranzare o cenare non dipende solo dalla qualità del cibo e del servizio, ma anche dalla prima impressione che un luogo riesce a trasmettere. Pochi e semplici dettagli, come la scelta di tovaglie e tovaglioli in tessuto non tessuto o la perfetta disposizione di piatti, posate e bicchieri, potrebbero catturare l’attenzione di potenziali clienti e portarli a fermarsi in un determinato locale per consumare il pasto. L’armonia, l’eleganza e l’ordine di un luogo sono tra gli aspetti che colpiscono maggiormente, in quanto nell’ambito della ristorazione la prima impressione non è da sottovalutare. Grande importanza è data a quella che in francese viene definita la mise en place, ovvero la messa in tavola di tutti quegli elementi che sono fondamentali non solo dal punto di vista estetico, ma anche da quello funzionale e pratico. Ecco, quindi, che esistono delle regole molto importanti sia per quanto riguarda il modo di apparecchiare la tavola che per quanto riguarda il comportamento da mantenere durante un pranzo o una cena. Per prima cosa la tovaglia deve essere della giusta dimensione in modo da coprire tutta la superficie del tavolo e sfiorare il pavimento. È infatti indice di cattivo gusto utilizzare tovaglie troppo lunghe o troppo corte. I tovaglioli devono essere perfettamente puliti e piegati nella giusta maniera. Sono da prediligere colori non troppo chiari se l’ambiente presenta pareti bianche e tonalità candide se, al contrario, il ristorante non è particolarmente luminoso. In questa direzione tovaglie e tovaglioli in tessuto non tessuto sono la scelta ideale perché eleganti e pratici allo stesso tempo e perché permettono di eliminare il costo di lavaggio della biancheria.

Per quanto riguarda la mise en place è bene tenere a mente che seguire per filo e per segno le regole dettate dal galateo potrebbe portare ad appesantire inutilmente la tavola, mentre apparecchiare utilizzando il giusto numero di piatti, posate e bicchieri darà un risultato ordinato ed elegante. Alla sinistra del commensale verranno poste le forchette: all’estremità quella per la prima portata e subito dopo quella per la seconda. Alla destra andrà, invece, il coltello, rigorosamente con la punta rivolta verso l’interno. Alla destra del coltello, se necessario, si pone il cucchiaio, mentre in direzione della punta del coltello ci sarà il bicchiere del vino, seguito verso il centro da quello dell’acqua. Nel caso in cui si effettui il servizio alla russa non è necessario disporre i piatti prima del servizio, perché verranno porzionati in cucina e proposti poi ai commensali, mentre se si effettua un servizio alla francese la predisposizione dei piatti avverrà durante la mise en place: prima il piatto piano e sopra di esso quello fondo. Diversa può essere, invece, la scelta del posizionamento del tovagliolo: secondo il galateo andrebbe alla sinistra del commensale, subito dopo le forchette, ma si può anche decidere di porlo davanti al commensale, adagiato nel piatto fondo o sulla tovaglia, piegato elegantemente o arricchito da un nastrino di seta. 

Tanto quanto è importante il modo in cui una tavola viene apparecchiata, anche il comportamento tenuto dai commensali non è da meno. Augurare buon appetito, ad esempio, è segno di maleducazione, così anche come chiedere il sale, considerato la moneta dell’antichità. Chiederlo, infatti, significherebbe sottolineare che non si sta apprezzando il gusto della pietanza e potrebbe offendere il padrone o la padrona di casa. Tanto quanto la posizione delle posate è importante nella mise en place, anche per i commensali durante il pranzo e la cena lo sono: se si vuole fare una pausa mentre si sta mangiando, infatti, basterà incrociare le posate nel piatto per far capire che si ha intenzione di finire, mentre a pasto terminato verranno appoggiate l’ una di fianco all’altra nel piatto e mai ai lati dello stesso con le estremità appoggiate sulla tovaglia. Segno dell’aver gradito o meno il pasto è invece dato dalla posizione del tovagliolo una volta terminato: se lo si piega ordinatamente e lo si appoggia alla propria sinistra significa che si è gradito il pranzo o la cena, mentre se lo si lascia sul tavolo senza piegarlo è segno di non essersi trovati a proprio agio. Stare a tavola, tanto quanto l’aver cura nella mise en place e nel garantire un accurato servizio unito alla qualità dei piatti offerti, è senza dubbio segno di rispetto, di buon gusto e di buona educazione, perché mangiare non significa semplicemente cibarsi, ma dedicarsi del tempo e, soprattutto, prendersi cura di sé stessi. 
 Articolo scritto in collaborazione con Cartindustria
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lunedì 2 novembre 2015

Biscotti al parmigiano e pistacchio per un divertente scambio di ricette

Questi biscotti sono pericolosi, anzi no, pericolosissimi. Per chi come me ama il parmigiano e uno degli ingredienti fondamentali della propria cucina sono i pistacchi, sono un connubio perfetto! Ricetta scelta tra tante pubblicate nel blog Lilly nel paese delle stoviglie, scelta per partecipare a un divertente scambio di ricette. Non è stato affatto semplice, come pensavo, scegliere tra tante perchè ad avermi conquistata è stata più di una ricetta da lei pubblicata. Ho poi ristretto la scelta a due. Questa e le crepes vietnamite che comunque mi sono segnata e che proverò successivamente perchè adoro la pietanze etniche.

Ingredienti: 100 grammi di farina, 100 grammi di parmigiano, 50 grammi di pistacchi, 1 uovo, 100 grammi di burro a crema. ( Io obiettivamente ho messo 20 grammi in meno di parmigiano e 20 grammi in più di pistacchi tritati). 
Procedimento: Impastate la farina con il burro e appena si saranno formate le briciole unire i pistacchi tritati grossolanamente, l'uovo, il parmigiano, il pepe. Formare una palla omogenea da tenere in frigo per almeno mezz'ora. Stenderla (pochi millimetri) con l'aiuto di un mattarello infarinando leggermente il piano di lavoro e con un coppapasta creare tanti dischetti da porre su placca da forno foderata con carta forno. Infornare per 15 minuti circa a 180/200 gradi. 

Servite i vostri biscottini salati semplici oppure accompagnati da un patè, per esempio di olive verdi e mandorle come ho fatto io.... Buoni davvero e grazie a Elisabetta Lecchini e al suo blog per avermeli fatti scoprire.


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